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La capacità d'integrazione del sistema CLS

Il sistema CLS si é tecnicamente evoluto in modo da garantire l'applicazione dell'impianto con un atto chirurgico semplice e lineare; inoltre il sistema é in grado di ricreare una geometria consona alle condizioni preesistenti del singolo paziente sia pur nei limiti di un'articolazione artificiale.

In che misura e a quale velocità avvenga il processo di integrazione dell'impianto é un problema di interazione biomeccanica osso-protesi determinata dalla stabilità primaria, ma anche dalla qualità del materiale e delle strutture superficiali della protesi che, a seconda del tipo di lavorazione, possono favorire la neoformazione ossea e conseguentemente la sua apposizione sulla protesi.

In generale si può affermare che la neoformazione ossea é stimolata dalle parti che sporgono, quali ad esempio le alette o gli spigoli della protesi ma anche da ciò che rimane delle strutture trabecolari rimaneggiate durante l'intervento operatorio.

La neoformazione di tessuto osseo in relazione alla protesi CLS é stata esaminata su diversi preparati mediante studi di carattere istologico. A tale scopo é stato applicato un metodo grazie al quale si sono potuti distinguere ed identificare chiaramente, mediante colorazione, tessuti di diversa natura e il loro stato. 

Da queste analisi si possono fare due osservazioni fondamentali: 

  • In primo luogo, la lega di titanio grazie alla rugosità di superficie, risulta osteofilica: ciò é comprovato dal fatto che direttamente sulla superficie della protesi CLS può formarsi una lamella di osso neoformato.
  • In secondo luogo, la "mappa di osteointegrazione" mostrata dagli espianti, ci informa che é il design stesso della protesi CLS a conferire un'elevata stabilità primaria all'impianto con zone in compressione stabile. In questo modo vengono poste le premesse ottimali per accelerare il processo dell'osteointegrazione.
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